Anziani soli in casa: come aiutarli a mantenere la loro autonomia

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Nicola Veronese

Medico Geriatra attualmente Ricercatore presso l’Università di Palermo. È stato per qualche anno Geriatria del territorio del Distretto 3 (Dolo Mirano) dell’ULSS 3 Serenissima. Si occupa, oltre che di ricerca, di valutazioni cliniche (in particolare per persone affette da demenza ed allettati), di valutazioni per invalidità civile, della prescrizione di ausili ad anziani non autosufficienti.

Anziani soli in casa: come aiutarli a mantenere la loro autonomia

Spesso e volentieri una persona sola entra in un meccanismo per cui si sente sola e crede di essere sola, ma non è così. I servizi sociali, nonostante le difficoltà che tutti noi conosciamo, ci sono e aiutano veramente l’anziano solo.

Dottor Veronese, sappiamo che il fenomeno degli anziani soli coinvolge in Italia 2,5 milioni di persone: come aiutarli a mantenere la loro autonomia?

Il tema della solitudine della persona anziana è uno dei temi più importanti della geriatria moderna. Da una parte sappiamo che la persona anziana che vive sola è tendenzialmente più autonoma e autosufficiente rispetto a chi vive con i propri familiari, con una badante o in una struttura protetta; dall’altra identifica quello che oggi noi chiamiamo fragilità sociale, ossia quelle persone su cui bisogna cercare di fare degli interventi mirati. Dipende da persona a persona perché non è facile ‘agganciarle’ a livello sanitario, come non è facile da parte degli assistenti sociali andare incontro a tutte le necessità dell’anziano che vive da solo: a volte può avere un decadimento cognitivo, a volte no.

Quali sono gli interventi sociali possibili?

Abbiamo di fronte uno spettro di persone diverse con esigenze diverse. I servizi devono intercettare questa problematica. Secondo me, la via più breve è quella che passa attraverso la Medicina Generale. Il medico di famiglia conosce i propri pazienti, conosce il fatto che spesso sono anziani soli e quindi identifica una problematica sociale, capisce se c’è una rete amicale informale di supporto oppure no. Quando un anziano solo arriva in ospedale, rimandarlo a casa può risultare problematico: si creano tutta una serie di eventi a catena che a volte rendono difficile la dimissione e la gestione domiciliare del paziente.

Le leggi sia in campo sociale che in campo sanitario indicano nelle cure a domicilio l’intervento primario a favore degli anziani. Un suo pensiero in merito?

Innanzitutto, bisogna distinguere tra quello che si faceva prima del Covid e quello che accade ora. Non dimentichiamoci che la pandemia ha introdotto delle esigenze igienico-sanitarie non trascurabili. Prima del Covid, un’azione tattica era cercare di aggregare queste persone sole per una, due, tre pomeriggi a settimana, in modo che potessero condividere dei momenti e avere uno stimolo sociale. C’erano i “Centri di sollievo” per il decadimento cognitivo, ma anche i centri per gli anziani più generici. Poi c’erano gli interventi più specifici, tendenzialmente dipende dall’aspetto cognitivo dell’anziano, come gli esercizi di training e le diverse attività che offrono supporto psicologico o supporto misto psicologico-sociale. Dopo il Covid, ripartire con questa tipologia di progetti è diventato molto più complesso proprio da un punto di vista igienico-sanitario. Ciò che abbiamo provato a fare sono state delle esperienze telematiche, anche se ci siamo resi conto che questo cozza con l’idea di rendere meno solo l’anziano. Abbiamo tutta una letteratura che dimostra come le videochiamate non diminuiscano il senso di solitudine. Sono e sono state utili ma non risolutive. Serviranno nuove strategie: luoghi più ampi, tamponi giornalieri e vaccini per tornare a sviluppare e a rendere vivi i luoghi e le attività in presenza che esistevano prima.

L’incontinenza urinaria spesso si lega a una bassa qualità della vita. Quali sono i motivi?

La ragioni di questa bassa qualità di vita sono tante. La prima e la più importante è il senso di vergogna. Tendenzialmente l’incontinenza urinaria può apparire in diverse fasi della vita di una persona. Quando appare in una fase in cui la persona è autonoma, ad esempio guida, va a far la spesa, ha una vita sociale, spesso subentra un senso di disagio, oltre ai limiti concreti negli spostamenti quotidiani. L’importante è la percezione del problema: la non sottovalutazione e la non sopravvalutazione dello stesso. Confidarsi con le persone più vicine è il primo passo per riconquistare la propria libertà.

È possibile fare prevenzione?

Abbiamo più armi per affrontare il problema dell’incontinenza urinaria. È importante fare il prima possibile una diagnosi al fine di indirizzare la persona allo specialista giusto: l’urologo, lo psicologo, lo psichiatra. Dipende dalle cause dell’incontinenza stessa.

Esistono modi per mantenere la mente e il fisico attivi ed evitare il decadimento cognitivo nelle persone anziane?

Questo è un tema molto interessante della geriatria e della gerontologia moderna. Noi sappiamo che una combinazione fra la dieta mediterranea e l’attività fisica-aerobica, che parte già dall’individuo giovane, previene in maniera clinicamente significativa l’incidenza di demenza, decadimento cognitivo, ictus e altre malattie del cervello, cardiovascolari e legate all’insorgenza dei tumori. A livello di salute pubblica questo punto non viene ripetuto abbastanza. Ad esempio, si prevede che la demenza, nel giro di 30 anni, sarà duplicata rispetto ai livelli attuali e questo è ancora più grave se pensiamo che già oggi siamo in grave sofferenza come strutture pubbliche, ambulatoriali, ospedaliere, residenziali.

Un ultimo consiglio su come aiutare gli anziani soli a mantenere la propria autonomia?

Quello che mi sento di consigliare a tutti è rivolgersi ai servizi. Spesso e volentieri una persona sola entra in un meccanismo per cui si sente sola e crede di essere sola, ma non è così. I servizi, nonostante le difficoltà che tutti noi conosciamo, ci sono e aiutano veramente l’anziano solo. Quindi faccio un appello a chi si sente solo perché faccia un gesto di coraggio, un passo verso i servizi – sanitari o sociali – e riferisca questa sua necessità di interazione con le altre persone. La solitudine è una malattia moderna cui dobbiamo fare fronte, ma nessuno è veramente solo, se non chi vuole esserlo.

Nicola

"L’importante è la percezione del problema: la non sottovalutazione e la non sopravvalutazione dello stesso. Confidarsi con le persone più vicine è il primo passo per riconquistare la propria libertà."

Nicola Veronese

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